ATTACCHI CON COLLANTE CHIMICO
Standard
di riferimento e condizioni sperimentali
Per supporti rocciosi
standard sono stati utilizzati dei blocchetti di Marmo Bianco Carrara (MBC) -
una roccia nota per le sue elevate caratteristiche di omogeneità - delle
dimensioni di 15x15x12 cm.
I collanti presi in considerazione sono stati i seguenti:
Hilti HY 150
Saratoga "Forte Presa"
Spit Derringer
Fischer C 700
Fischer C 235
Wurth Wit C 100.
Per tasselli sono state utilizzate delle barre di acciaio ad alta resistenza (12.9), di vario diametro ma sempre con filettatura tipo M.
In tal modo si è potuto ottenere degli ancoraggi:
di varia lunghezza e diametro ma con architettura standardizzata e riproducibile,
con resistenza tanto elevata da determinare, ad estrazione, la crisi e la rottura del collante senza che far intervenire la rottura della barra.
In sintesi le condizioni sperimentali standard sono state le seguenti:
collanti: Hilti HY 150, Saratoga Forte Presa, Spit Derriger, Fischer C700, Fischer C235, Wurth Wit C100
Marmo Bianco Carrara
barre filettate M acciaio 12.9
trapano Bosch con punte a fondo conico
temperatura ambiente 15° C
Le prove sperimentali sono state fatte nella macchina dinamometrica, a trazione lenta, producendo sollecitazioni via via crescenti, fino al cedimento dell’ancoraggio per estrazione della barra. Fre (forza di rottura ad estrazione in kgp) è stata calcolata facendo la media dei risultati di almeno tre test.
Superficie
di taglio St
Dalle oltre 130 prove eseguite, in varie
condizioni, con diverse forme e misure, è risultato che ad estrazione il
meccanismo di tenuta degli ancoraggi a collante chimico porta alla rottura del
sistema-ancoraggio con l’estrazione della barra dal cemento chimico, lasciando
un foro profondo quanto la parte di barra filettata immersa nel collante e con
diametro massimo pari al diametro della barra stessa misurato sulla parte
esterna dei filetti. La parte di barra estratta si presenta come un cilindro di
superficie uniforme, con i filetti riempiti di collante.
Nella figura sottostante è riportato con linea tratteggiata il profilo della superficie di distacco. Non c’è alcuna adesione fra collante e metallo, tanto che la barra, dopo l’indurimento del collante, può essere svitata. Ciò che produce la tenuta del tassello nel foro è l’incastro che si determina fra filetti della barra e i conseguenti filetti del collante. Non ha alcun effetto di tenuta il contatto fra il fondo della barra e il collante.

Dalle prove effettuate dunque risulta che la superficie effettiva di tenuta, definita come Superficie di Taglio St , è pari alla superficie laterale di un cilindro di altezza h e diametro f barra (vedi sopra).
Detta superficie ha una misura pari a:
St = p × f barra × h
Il valore di St è dunque l’elemento caratterizzante della tenuta dell’ancoraggio e per barre di diametro compreso fra 8-12 mm (quelle sperimentate) il passo dei filetti non sembra influenzare la resistenza ad estrazione dell’ancoraggio.
Si può affermare infatti con una ragionevole certezza che la forza Fre necessaria per produrre la rottura è direttamente proporzionale alla St e, quindi, un ancoraggio chimico è tanto più resistente quanto maggiore è il diametro della barra e quanto più questa è immersa nel collante.
Questa è la conclusione di maggior rilievo prodotta dalle ricerche effettuate, dalla quale discendono tutte le altre che qui di seguito esponiamo. Questa conclusione permette, fra l'altro, a parità di tipo di collante, di prevedere la tenuta di un ancoraggio del quale si conoscano le dimensioni della parte immersa nel foro.
Sforzo
di coesione st
Se c’è proporzionalità
diretta fra Superficie di Taglio St e Carico di Rottura ad Estrazione
Fre di una barra filettata immersa nel collante, allora è possibile
calcolare il valore della forza di rottura all’estrazione in kgp per ogni
unità di superficie coinvolta nella coesione.
Detta forza unitaria è definita come Sforzo di Coesione St (kgp/mm2):
S t = Fre / St
Dato che Fre è espressa in kgp ed St in mm2, St corrisponde al numero di kgp tenuti sino alla rottura da ogni mm2 della superficie di taglio.
Lo Sforzo di Coesione St è indipendente dalle dimensioni del foro, dal diametro della barra e dalla profondità di immersione della barra nel collante. Per contro St è dipendente dal tipo di collante e dal tempo di messa in opera.
Confronto fra diversi collanti
In funzione del tempo dalla messa in opera e del tipo di collante, è stata calcolata la forza necessaria a produrre la rottura ad estrazione per ancoraggi con le seguenti caratteristiche:
Marmo Bianco Carrara come supporto roccioso
barra con filettatura tipo M del diametro di 8 mm e acciaio 12.9
foro di 10 mm di diametro e 68,5 mm di profondità
temperatura 15°C.
I risultati sono riportati nella figura sottostante,
dalla quale si ricava che:
dopo appena 30 minuti dalla messa in opera la tenuta di tutti i sistemi è comunque superiore o pari ai 2000 kgp;
i collanti esaminati si dividono in due categorie:
Fischer 235, Fischer 700 e Wurth con s t = 3,3 kgp/mm2; Spit, Saratoga e Hilti con s t = 2,4 kgp/mm2;
per tutti i tipi di collante la tenuta massima si ottiene dopo 72 ore dalla messa in opera; oltre questo tempo la tenuta si stabilizza sul valore massimo.
Accorgimenti e precauzioni
Per ottenere il massimo della resa occorre evitare che:
il collante sia scaduto,
la barra non sia posta al centro del foro,
il foro e la barra abbiano lo stesso diametro,
il foro sia sporco e bagnato.
Con temperature inferiori ai 15°C il tempo ottimale di presa si allunga: tanto più la temperatura dell’ambiente è bassa tanto più tempo occorre perché si verifichi la massima tenuta.
Bibliografia
Feodosev,V.I. 1977. Resistenza dei materiali. Editori Riuniti, Roma.
Celesti, S.; Guerriero, G. & F. Salvatori. 1984. Sollecitazioni dinamiche e statiche nelle attrezzature speleologiche. Teoria e sperimentazione. Speleologia Umbra, Perugia.
Salvatori, F. 1988. Teoria delle percussioni elastiche applicata alle sollecitazioni impulsive sulle attrezzature speleo-alpinistiche. Effetti della caduta di un peso vincolato all’estremità di una corda. Alcuni casi di applicazioni sperimentali. Bollettino C.A.I. 89 (1988): 60-70.